I giorni di vacanza mi inspirano sempre molto. Giorni in cui mi sembra che in qualche modo il tempo si dilati o addirittura si fermi. Sono immobile a guardare il mare davanti a me e i miei pensieri scorrono velocemente come le nuvole nel cielo. C’è maggiore leggerezza, ma non è dovuta solo al fare cose diverse dalla quotidianità. Sara l’aria, sarà il contesto, il movimento incessante del mare, ma c’è una quiete profonda che emerge dalla mia interiorità. Questa quiete possiede delle qualità che mi piace esplorare, indagare. Rimango in silenzio e dentro me qualcosa connessa a quella quiete si scioglie. Sento delle tensioni lasciare il posto al silenzio, allo spazio.
È l’attività incessante della mente che lascia il posto a qualcosa di cui è possibile fare esperienza più che identificarla con le parole. È qualcosa il cui suono profondo viaggia tra una parola ed un’altra, più che in un discorso lungo. Sembra quasi di osservare una realtà che davanti ad i miei occhi diventa liquida. Le immagini a cui solitamente sono abituata lasciano la loro rigidità e immobilità per far entrare maggiore morbidezza, maggiore malleabilità. Ho la netta percezione che la realtà che vivo quando mi connetto a questo tipo di spazio “naturale” sia la sua natura modificabile, una qualità di impermanenza continua che mi fa intuire che allora in questo preciso istante esistono tutte le possibilità e potenzialità.
Ma se è vero che esistono tute le possibilità allora perché ne scelgo alcune a scapito di altre? Perché se è vero che posso scegliere a volte sembra che la vita sia un percorso obbligato? Cosa ci raccontiamo, a quale bugia crediamo che le cose non si possano cambiare e che non abbiamo scelta? Crediamo alla bugia che la realtà che osserviamo in verità sia una ed una sola. Pertanto la verità sia assoluta. Che non ci si possa discostare da essa e che le cose siano immutabili. Balle. Grandissime balle. Non voglio entrare qui nel merito del perché facciamo cosi (questo argomento sarà oggetto di un altro articolo), ma ci basti sapere ora che non esiste una sola realtà e nemmeno una sola verità. Se infatti così fosse la stessa situazione vissuta contemporaneamente da più persone sarebbe raccontata allo stesso modo, magari con gli stessi dettagli e invece così non è. E non può essere così, per il semplice motivo che quando osserviamo la realtà lo facciamo con il filtro di tutto il bagaglio della nostra esperienza, la nostra cultura, i nostri condizionamenti, le nostre emozioni. Con tutta una serie di aspetti troppo soggettivi per descrivere una realtà apparentemente oggettiva.
Se solo ci ricordassimo ogni momento della nostra vita di questo aspetto, direi non proprio cosi insignificante, saremmo con tutta probabilità molto più rilassati e avremmo una vita meno stressante e molto più tranquilla per il semplice fatto che così facendo i conflitti e le incomprensioni verrebbero meno. Ricordando semplicemente che la realtà che vivo ed esprimo non è l’unica, non è quella vera e soprattutto non è assoluta, poiché esistono tante realtà quanti sono gli occhi degli osservatori. Da qui nasce il rispetto: dall’ascolto profondo della mia realtà che incontra quella degli altri e non giudica sbagliato quello che è diverso dal mio sentire, ma che semplicemente riconosce che c’è qualcosa in più, ovvero tutte quelle possibilità che conosco io alla quale aggiungerò sempre una in più: quella della persona con cui mi relaziono.